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Canù: è arrivata la cannuccia in pasta BIO

Direttamente dalla natura è arrivata Canù, la cannuccia in pasta dal cuore sostenibile.

 

Tempo di lettura: 2,13 minuti

 

Secondo la ricerca condotta da Eunomia, in Italia vengono utilizzate circa 2 miliardi di cannucce all'anno. Un numero grande, difficile da credere se si pensa che è tra le principali responsabili dell’inquinamento da plastica. Proprio per questo l’Unione Europea le ha di recente messe al bando ed entro il 2021 dovranno essere eliminate.

Ci sono però ottime notizie per tutti coloro che non intendono aspettare il 2021 per adottare soluzioni alternative alle stoviglie in plastica! In Romagna ed a Bologna è arrivata Canù, la nuovissima canuccia in pasta biologica, 100% compostabile e commestibile.

 

Come nasce Canù?

Chi ha ideato questa cannuccia (coopcampo.it) ha preso spunto da un ristoratore di Bristol che in una intervista alla BCC raccontava di "aver smesso di utilizzare le cannucce in plastica e di essere alla ricerca di un prodotto sostenibile che fosse anche gluten free".

La Cooperativa Campo di Frossombrone è quindi partita dalle più comuni "Zite" per mettere a punto una ricetta che desse alla pasta prestazioni di resistenza ancor più elevate, così da diventare una perfetta cannuccia.

Campo vanta oltre trent'anni di esperienza nel mondo dell'agricoltura biologica in Italia ed è un punto di riferimento per chi consuma alimenti biologici quali pasta, pomodori, olio e legumi.

 

Canù vista da vicino

Canù è la prima cannuccia al mondo che non contiene OGM né veleni ed è prodotta in più versioni: quella standard di grano e quella con mais e riso, completamente GLUTEN FREE, perfetta per tutti coloro che soffrono di celiachia. 

Canù è un regalo immediato al pianeta, del tutto biodegradabile e commestibile: la puoi mangiare, sgranocchiare oppure smaltire nell'umido.

Se l’idea di immergere una cannuccia di pasta nel drink ti lascia ancora dei dubbi, sappi che non è tutto: Canù è stata infatti sottoposta a molteplici test in laboratorio, che hanno confermato come la sua ricetta speciale la faccia rimanere intatta anche dopo un prolungato utilizzo. Con Canù non percepirai il sapore della pasta nel momento in cui aspirerai la bibita poichè non altera il sapore delle bevande.

 

E se Canù finisce in mare?

Diventa cibo per pesci ed il mare ci ringrazia. Canù infatti non è solo una cannuccia, ma una piccola risposta positiva al grido di allarme del mondo, degli oceani.

Con tutta probabilità il prossimo step per lo smaltimento della cannuccia sarà una "raccolta delle cannucce usate", da recuperare e destinare agli impianti dove si produce mangime per animali.

 

Dove posso trovarla?

Moltissime sono le richieste per questo nuovo interessante prodotto. Noi stessi quando abbiamo conosciuto Canù ce ne siamo innamorati poichè sappiamo quanto è profondo e radicato il problema dell'inquinamento ambientale. Per contribuire a supportare il nostro pianeta siamo diventati rivenditori ufficiali ed esclusivi di Canù per l'intera Romagna e per la provincia di Bologna.

 

Se anche tu sei sensibile a questa tematica e per il tuo locale cerchi alternative alle cannucce in plastica, contatta il tuo referente Pieri Group, saremo felici di farti sorseggiare un drink con Canù.

 

 

La formazione dell'addetto alle pulizie

Tempo di lettura: 2,5 minuti.

  

La pulizia professionale è un aspetto fondamentale per un’attività di successo. Un buon professionista deve essere formato e, soprattutto, deve mantenersi sempre aggiornato sui nuovi prodotti e strumenti che il mercato mette a disposizione.

 

Perché è importante?

Sebbene non ve ne sia ancora la piena percezione, l’igiene all’interno di un’attività è uno dei suoi pilastri portanti. Ad esempio, alloggeresti mai con la tua famiglia in un hotel dove tutto è perfetto, ma il bagno della camera non è pulito o il letto è in completo disordine? Quasi sicuramente no, e nemmeno noi.

Spesso anche un solo elemento fuori posto è sufficiente a dare la percezione di scarsa igiene ed è probabile che questo generi cattive recensioni per il tuo locale. Seguire le buone regole del cleaning professionale e rispettare alcune normative, quale ad esempio l’HACCP, è fondamentale per il successo di un’azienda, di qualunque tipologia.

Per non compromettere l’immagine della tua attività è quindi necessario avere un occhio di riguardo alla formazione del tuo personale addetto alle pulizie.

 

Quali sono le basi della formazione? Come scegliere il corso giusto?

Sul mercato oggi si possono trovare numerosi corsi di formazione per addetti alle pulizie, sia a livello pubblico che privato, che mirano a formare gli addetti alle pulizie professionali. I corsi di formazione disponibili possono essere più o meno specifici in base al settore in cui l’operatore deve svolgere le proprie attività.

Il nostro consiglio è di scegliere un corso che tratti, almeno, i seguenti argomenti:

  • Perché l’attività di pulizia è importante?
  • Conoscere i prodotti chimici
  • Conoscere le superfici ed i materiali
  • Conoscere i tipi di sporco
  • Conoscere le tecniche
  • Conoscere le procedure

A tal proposito, ti suggeriamo la nuovissima piattaforma online per la formazione gratuita del tuo personale (https://elearning.lineavalore.it/).

Sebbene sembri meno importante, oltre a saper svolgere al meglio le attività di pulizia, è fondamentale sapersi prendere cura dei propri ospiti. Ad esempio, se si tratta di un hotel, è importante che l’addetto ai piani sappia creare per gli ospiti un’atmosfera piacevole, famigliare, senza mai invade gli spazi altrui. (anche questo argomento è trattato nel corso che trovi👉 qui).

 

Uno sguardo rivolto alla sicurezza

Anche per gli addetti alle pulizie la sicurezza dev’essere imprescindibile. Il mancato rispetto delle regole di sicurezza o il mancato utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, possono far incorrere in spiacevoli incidenti di lavoro, più o meno gravi. Tra questi i più comuni sono: scivolamento, utilizzo errato di sostanze pericolose, disturbi respiratori.

Per questo è importante che sia il titolare sia l’addetto alle pulizie, prestino molta attenzione e siano informati sui requisiti e sulle norme per la sicurezza sul lavoro.

 

Vaschette in alluminio nel forno a microonde

 

Se anche tu hai sempre saputo che i contenitori di alluminio non vanno utilizzati nel forno a microonde, allora questo articolo fa per te!

 

Posso utilizzare contenitori in alluminio nel forno a microonde?

Gli articoli da cucina in alluminio sono ideali per il confezionamento e la conservazione degli alimenti in quanto sono leggeri, resistenti, sterili e riciclabili. Quello che forse ancora non sapevi di questo materiale è che oltre ad essere perfetto per le cotture grill, forno e barbecue, è ideale anche per l’utilizzo in forno a microonde.

L’Istituto di ricerca Fraunhofer in Germania ha confermato e dimostrato attraverso oltre 200 test che gli imballaggi in alluminio possono essere utilizzati all’interno dei forni a microonde in totale sicurezza.

Attraverso studi sperimentali sulla sicurezza, sull’efficienza e sulla omogeneità della cottura è stato provato come, osservando le istruzioni generali di utilizzo, l’uso di contenitori in alluminio nei forni a microonde sia del tutto sicuro.

Gli alimenti contenuti in vaschette di alluminio sono l’ideale per la cottura nei forni a microonde e si possono gustare senza alcuna controindicazione.

Per ogni esperimento praticato, sono stati fatti test su 4 differenti forni a microonde, utilizzati alla loro massima potenza. Gli alimenti impiegati come prova sono stati molteplici e dalle caratteristiche diverse: acqua di rubinetto, uova sbattute, lasagne congelate, carne macinata, etc..

 

Risultato? Osservando le istruzioni d’uso che seguono, nessun forno è stato danneggiato, nessun utente è stato leso e non vi è stata nessuna comparsa di scintille.

 

Indicazioni per l'utilizzo delle vaschette di alluminio nel forno a microonde

 

 

Non ci sarebbero quindi ragioni perché un contenitore di alluminio non possa essere usato in un forno a microonde! Seguendo le 5 regole di base, il riscaldamento di alimenti nei forni a microonde sarebbe sicuro ed efficiente e la cottura dei cibi più omogenea rispetto ad altri materiali.

 

 

 

 

Fonte: https://www.alufoil.org/en/about-alufoil/reference-library/aluminium-foil-and-microwave-ovens.html

Pieri Group invita i lettori ad attenersi sempre alle indicazioni del costruttore riportate sul libretto del proprio elettrodomestico.

 

Prevenire le zanzare in 3 mosse

 

L’avvicinarsi delle temperature più calde ci ricorda che le attività all'aperto sono imminenti: pranzi e cene in giardino, tuffi in piscina, giochi con i bimbi al parco. Ma durante la stagione calda, quando sembra essere tutto perfetto, dobbiamo spesso fare i conti con un'antipatica nemica: la zanzara.

Il proliferare di questo insetto è tipico appunto della stagione più calda ed avviene soprattutto laddove vi sono ambienti umidi. Per debellare in maniera efficace questo insetto è bene intraprendere azioni a monte del problema, cercando di eliminare, limitare o trattare le zone dove le larve di zanzara trovano acqua ristagnante per nidificare (tra cui tombini, vasi di fiori e piante, grondaie intasate, piscine, stagni e laghetti).

 

Tre consigli per prevenire le infestazioni da zanzare:

1. Impedire o eliminare quanti più ristagni d’acqua piovana è possibile, in particolar modo quelli dove l’acqua rimane stagnante per 7 o più giorni consecutivi: è proprio questo l’habitat ideale per la nutrizione e la crescita delle larve di zanzara.

2. Evitare gli accumuli di sporcizia (polveri e fogliame) all’interno delle grondaie ed eseguire periodicamente un trattamento larvicida per zanzare all’interno di tombini e pozzetti, avvalendovi sempre del supporto di un esperto del settore.

3. Mantenere curate e trattate le zone verdi, la zona delle piscine, i laghetti ed i piccoli corsi d’acqua, sempre avvalendosi dei consigli di un esperto.

 

Adottando questi semplici consigli, è possibile limitare il problema alla fonte, riducendo l’impiego massiccio di prodotti insetticidi per debellare esemplari adulti di zanzara. Il nostro suggerimento è quello di rivolgersi sempre ad un esperto in disinfestazione, che insieme a te stilerà un piano di prevenzione adeguato, con interventi mirati e semplici. 

 


Nella nostra gamma contro le zanzare:

Il segreto per pulire i vetri
 
 
Stai rimandando le pulizie dei vetri del tuo locale o della tua attività?
 
Con l'avvicinarsi delle belle giornate, è sempre più difficile nascondere quei brutti aloni sui vetri (per non parlare delle striature di sporco e gocce lasciate dalla pioggia)... Insomma è ora di procedere con un efficace pulizia di fondo! Ma qual è la tecnica più efficiente?
 
 
 
Gli infissi prima di tutto!
 
Molto spesso non si dedica agli infissi l'attenzione che meritano tuttavia, se si vuole ottenere un buon risultato, è importante pulirli in maniera adeguata poichè vi si annidano residui di sporco e polvere. In questa fase, occorre sempre prestare attenzione al materiale di cui si compongono (i più comuni sono pvc, alluminio e legno).
 
 
 
La scelta del detergente.
 
La scelta del detergente è importante tanto quanto la tecnica di pulizia. In base al tipo di sporco ed alla superficie che si desidera pulire, si può optare per un prodotto dalle diverse caratteristiche.
 
Ad esempio, per la pulizia di una vetrata interna possiamo optare per un prodotto schiumogeno (es. ITIDET 40), ecologico (es. Verde Eco Vetri) oppure spray (es. Linda vetri & spolvero) da utilizzarsi unitamente all'apposito panno per vetri (es. Panno Domino). Caratteristica imprescindibile per ottenere buoni risultati è la rapidità di evaporazione del prodotto, grazie alla quale è possibile prevenire la spiacevole formazione di aloni.
 
La tecnica giusta da utilizzare con queste tipologie di prodotti e strumenti è quella del "Metodo Standard" che ti illustriamo passo a passo nel primo video del prossimo paragrafo.
 
Per la pulizia di una vetrata esterna invece, suggeriamo l'utilizzo di un prodotto concentrato da diluire in acqua (es. Argonit AS35); in questo caso la tecnica di pulizia suggerita è quella denominata "Metodo a stecca", anch'essa illustrata nel video seguente.
 

La tecnica.

Prima ancora di detergere i vetri, è buona norma spolverare la superfice con un panno asciutto: in questo modo si evita che la polvere si impasti con il detergente. 

 
Dopo aver spolverato i vetri è tempo di iniziare la pulizia: ti proponiamo in questi video le tecniche ideali per la pulizia dei vetri, da scegliersi in base a quanto spiegato nel precedente paragrafo.
 
 
 

 

ERRORI DA EVITARE!

 
È sempre bene fare attenzione ad alcuni errori molto comuni che tutti abbiamo commesso almeno una volta lavando i vetri:

    • pulire i vetri in giornate troppo calde e soleggiate. Il calore eccessivo asciuga l’acqua e il detergente troppo presto senza lasciare il tempo sufficiente di azione. Inoltre i riflessi diretti del sole possono ingannare la vista e non farti notare gli aloni rimasti. - Se proprio non hai alternative, contattaci e ti spiegheremo il metodo migliore per una pulizia dei vetri in condizioni non particolarmente favorevoli.-

    • utilizzare spugne ruvide o abrasive, potrebbero rovinare il vetro in modo irreparabile.

    • spruzzare il prodotto direttamente sulla superficie. In questo modo si rischierebbe di eccedere con il prodotto, causando aloni.

 

 

Adesso che conosci tutti i segreti... Buon lavoro!

 

 

Dispositivi di protezione individuale: informazioni per un utilizzo consapevole.

 

Dal momento che nel 2017 gli infortuni sul lavoro denunciati superano i 640.000 casi è bene che sia i datori di lavoro che i lavoratori comprendano appieno l’importanza di possedere ed utilizzare i Dispostivi di Protezione Individuale. Proteggersi sul lavoro, infatti, è sinonimo di consapevolezza dei molteplici rischi presenti nonché segno di responsabilità.

 

COSA SONO I DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE?

Meglio conosciuti come DPI, i Dispositivi di Protezione Individuale sono strumenti che il lavoratore deve utilizzare o indossare al fine di prevenire i rischi di infortunio.

L'art.74 del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro definisce Dispositivi di Protezione Individuale:

"Qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo".

Nello specifico, un buon DPI deve:

  • essere adeguato al rischio che occorre prevenire (senza mai costituire un rischio maggiore);
  • essere adeguato alle condizioni esistenti sul luogo lavorativo;
  • tenere conto delle esigenze di comfort e di salute dell’utilizzatore;
  • essere compatibile con altri DPI in uso, qualora occorresse un utilizzo contemporaneo di più dispositivi; 
  • essere semplice sia da indossare, sia da togliere in caso insorgesse un’emergenza.

 

CLASSIFICAZIONE DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE:

Prima di scegliere i DPI, occorre conoscere perfettamente la situazione inerente al luogo di lavoro nonché altri aspetti specifici quali, ad esempio, le caratteristiche dei prodotti che si vanno ad utilizzare. In ambito di igiene, occorre per esempio consultare sempre preventivamente la Scheda di sicurezza dei prodotti chimici che si intende utilizzare.

I DPI sono classificati in tre categorie distinte che rappresentano il grado di rischio connesso alla propria attività. Nello specifico:

  • DPI di prima categoria: dispositivi pensati per proteggere i lavoratori che svolgono attività dal rischio minimo, che potrebbero quindi procurare danni di entità lieve. Le attrezzature assegnate a questa categoria devono essere autocertificate dal produttore. 
  • DPI di seconda categoria: fanno parte di questa categoria i DPI che non rientrano nelle altre due categorie e che sono legati ad attività con rischio significativo (il D.Lgs. 475/92 non fornisce una specifica definizione per questa categoria). È richiesto un attestato di certificazione da parte di un organismo di controllo autorizzato. 
  • DPI di terza categoria: sono dispositivi che proteggono il lavoratore da danni gravi o permanenti per la sua salute, o dal rischio di morte. Sono infatti noti anche come dispositivi salvavita. Rientrano in questa categoria i dispositivi per la protezione delle vie respiratorie (FFPP 1, 2 o 3) e quelli anticaduta. Secondo le norme vigenti in ambito salute e sicurezza sul lavoro, vista la loro importanza, è previsto un addestramento specifico obbligatorio per poterli utilizzare in modo corretto.

 

 

QUALI SONO GLI OBBLIGHI? 

È  compito del datore di lavoro occuparsi di:

  •  Analizzare e stabilire quali sono i rischi che non possono essere evitati e la loro entità;
  •  Individuare le caratteristiche dei DPI, necessarie ad assicurare la sicurezza dei lavoratori;
  •  Valutare i dispositivi disponibili sul mercato;
  •  Aggiornare la scelta dei DPI, contestualmente a significative variazioni del rischio. 

In caso di utilizzo dispositivi di protezione individuale di terza categoria, il datore di lavoro deve provvedere all’idonea formazione dei dipendenti riguardo l’uso adeguato dei DPI e farne rispettare l’utilizzo.

 

Anche il lavoratore è chiamato a fare la sua parte. Quest’ultimo infatti deve necessariamente partecipare al programma di formazione e addestramento organizzato dal datore di lavoro, ove previsto, ed inoltre deve: 

  •  Utilizzare/indossare sempre i DPI, seguendo le indicazione della formazione ricevuta;
  •  Tener cura dei propri DPI senza mai manometterli;
  •  Segnalare eventuali difetti o usure presenti sui DPI forniti;

 

Grazie ad una adeguata formazione ed alla consapevolezza dell’importanza della sicurezza sul lavoro, dal 2013 al 2017 i casi denunciati di infortunio sul lavoro sono diminuiti complessivamente del 7% (-11% invece per i casi mortali).

 

 

 

La Rana di Pieri Group ti invita a proteggere ed a proteggerti!

Per maggiori informazioni inerenti alla sicurezza della tua azienda, contattaci a: info@pieri-group.it

 

(Fonte: Banca Dati Statistica https://internetws.inail.it/BDSbi/saw.dll?Dashboard&NQUser=PUBLIC2&PortalPath=/shared/BDS%202.0%20-%20Prestazioni/_portal/IL_DN_TT_AG_GES_TEM&Page=IL_DN_TT_AG_GES_TEM)
Come una lavasciuga migliora il tuo lavoro

Lavare e asciugare in un passaggio con una sola macchina? Si può!

 

 

La pulizia dei tuoi pavimenti è molto importante, non solo per l’immagine della tua attività, ma anche per i tuoi collaboratori, i tuoi clienti e i tuoi ospiti. Per pulire in modo efficiente ampie superfici ottimizzando tempi e costi, non bastano più scopa e spazzolone: ti serve una lavasciuga!

Sono molteplici le ragioni per cui le attività professionali quali hotel, ristoranti, negozi, imprese di pulizia etc. acquistano o noleggiano una macchina lavasciuga professionale per i pavimenti.

Grazie al supporto di questo strumento professionale infatti si ottengono i migliori risultati di pulizia con il minor sforzo fisico ed il minor tempo.

 

- LAVA

È possibile lavare solo con acqua ed utilizzare il detergente in caso di sporco più ostinato, riducendo così i costi, i tempi e l’impatto ambientale.

 

- ASCIUGA

Dopo il passaggio della macchina, il pavimento risulta immediatamente asciutto e sicuro, pertanto non occorre interrompere le normali attività.

 


Una macchina lavasciuga è estremamente versatile e facilmente pilotabile, l’operatore deve solo guidarla senza spingerla, evitando così di affaticarsi. In base alle necessità di pulizia, è possibile scegliere fra:
  

 

 

- uomo a terra da condurre a mano;

  

- uomo a bordo che dispone di un posto a sedere con volante;

 

 

Queste macchine tendono a ridurre considerevolmente i costi delle pulizie, grazie ad un utilizzo ottimizzato di acqua e detergenti. Il risparmio così non è solo economico, ma anche in termini di rispetto dell’ambiente e di tempo: con una sola passata, in maniera efficiente, si può pulire a fondo in tempi contenuti.

La facilità di utilizzo, la manovrabilità e l’autonomia permettono all’operatore di intervenire in qualsiasi momento e di riuscire a gestire anche situazioni di sporco improvvise e straordinarie. Prima ancora che la superficie bagnata possa essere calpestata dall’operatore, un sistema di raccolta del bagnato asciuga il pavimento senza così dover attendere che il pavimento sia asciutto.

 

Vorresti avere pavimenti puliti in modo efficiente, economico e rapido? Clicca qui

Conoscere e prevenire le blatte

 

La gestione di un ristorante o di un albergo, è un attività sempre più sottoposta a rischi che è bene conoscere e mai sottovalutare; tra questi, oggi analizziamo la possibile minaccia di infestazione da blatte e scarafaggi: un problema sempre più frequente e spesso imputabile ad una scarsa consapevolezza.

Le infestazioni, da qualsiasi insetto o animale, oltre a costituire una pessima pubblicità per la propria attività sono un gravissimo pericolo per la salute dei tuoi ospiti e dei tuoi collaboratori a causa della loro trasmissione di organismi patogeni;

 

COSA SONO LE BLATTE?

Le blatte sono insetti dal colore scuro, più comunemente conosciute come scarafaggi, che colonizzano svariati ambienti, prediligendo però luoghi con presenza di materiale organico, umidità, calore e poca luce.

La blatta è uno degli insetti più sporchi che possano infestare gli ambienti: si riproducono, si spostano e vivono in nascondigli molto poco salubri e sono attratte dai luoghi dove la proliferazione di batteri è parecchio alta (cucine e bagni in primis).

Quando ci si accorge di avere una blatta nel proprio locale, è fondamentale non sottovalutare l’episodio: questi insetti sono gregari, ovvero non si muovono in solitario ed inoltre sono molto attivi di notte, lontano dalla nostra vista. In moltissimi casi quando si avvista la prima blatta l’infestazione è già esplosa ed ha già raggiunto livelli allarmanti; per questa ragione è bene non considerarla una pura casualità.

Purtroppo, oltre ad avere un aspetto disgustoso, le blatte sono un potentissimo trasmettitore di microrganismi patogeni costituendo pertanto un reale problema igienico-sanitario.

La moltiplicazione delle blatte è rapida, essendo alto il loro tasso di riproduzione: ogni blatta deposita in media 20 uova alla volta, arrivando fino a 300 in un mese, il che è sufficiente a capire con quale velocità possa venir colonizzato un’ambiente.

 

UN DANNO DI IMMAGINE CHE COSTA CARO

Ti sei mai chiesto come si sente un cliente che vede una blatta camminare nella sala del tuo locale o, ancor peggio, nel proprio piatto? La risposta è <inorridito e disgustato>, con un conseguente danno di immagine non indifferente. I fattori che influenzano una giudizio negativo non riguardano solo il cibo: ti sei mai imbattuto in recensioni come queste?  

  

E’ fondamentale prendere coscienza che le blatte nascoste in cucina non sono un segreto da custodire attentamente: solo perché il cliente non entra in quell’ambiente, non significa che non se ne accorgerà mai!

Ci crederesti se ti dicessimo che queste pesanti recensioni sono la “punizione migliore” che ti possa capitare? Se non contenuta nei modi e tempi giusti, oltre ad un’immediata visita di controllo da parte dell’ASL, l’infestazione può portare a gravose sanzioni e chiusura immediata dell’attività.

Insomma, se le blatte per chiunque possono essere considerate “solo” un problema, per un ristoratore sono un vero e proprio dramma!

 

COME PREVENIRE E CONTROLLARE LE INFESTAZIONI IN 3 MOSSE

L’esperienza sul campo ci ha insegnato che riconquistare la fiducia e ricostruire una buona reputazione costa molto di più di una buona prevenzione. Vediamo come difendersi in 3 mosse dalle blatte:

 

DIFESA TRAMITE L’IGIENE

Un prerequisito essenziale è una buona igiene dell’ambiente che, sebbene non renda immuni da possibili infestazioni, rende il luogo assolutamente sfavorevole all’arrivo ed alla proliferazione delle blatte; è importante effettuare un’igienizzazione accurata volta a rimuovere il materiale organico accumulato durante i servizi su pavimenti, cucine, elettrodomestici etc. Non si pensi ad una cucina particolarmente sporca: per le blatte è sufficiente anche qualche briciola per un buon sostentamento.

Accertarsi di chiudere bene la spazzatura in appositi recipienti dotati di coperchi e gettarla il più spesso possibile senza mai dimenticarla da un giorno all’altro;

Controllare la presenza di eventuali fessure o crepe, su muri o pavimenti, e provvedere sempre alla loro risanazione poiché ne favoriscono il passaggio, diventando un ambito rifugio;

 

POSIZIONAMENTO DI ESCHE

Il monitoraggio degli infestanti è un obbligo di legge previsto dal piano HACCP per tutte le imprese che manipolano, preparano e/o somministrano alimenti.

Esistono in commercio vari tipi di trappole dotate di attrattivo alimentare per il monitoraggio degli insetti striscianti e non solo. L’aiuto di un professionista è essenziale per stilare una mappa che ti garantisce di collocare correttamente i box trappola, sfruttando tutte le posizioni strategiche disponibili. Queste stazioni di monitoraggio, affinché siano un efficace strumento di prevenzione, vanno controllate almeno una volta alla settimana, secondo un preciso piano di autocontrollo, e sostituite periodicamente. L’esito di ogni verifica dovrà essere poi riportato su un apposito modulo del piano HACCP. Nel prossimo step vediamo come muoversi in caso di esito positivo.

 

DISINFESTAZIONE

Ogni infestazione andrebbe valutata caso per caso e per questa ragione l’aiuto di un professionista è indispensabile: ogni insetto, in base alla specie di appartenenza, ha comportamenti biologici differenti e necessita di interventi distinti per debellarli. Per un’azione efficace inoltre, occorre utilizzare prodotti specifici e professionali: gli interventi “fai da te” si rivelano quasi sempre una perdita di tempo. Per poter sconfiggere il problema, non è sufficiente rimuovere le stesse blatte, ma occorre intervenire alla radice debellando anche le piccolissime uova da loro depositate, cosicché non possano schiudersi né dar vita a delle vere e proprie comunità di scarafaggi.

 

La gestione dei costi nel mondo della ristorazione

Se possiedi o gestisci un ristorante, sai bene quanto tempo ed energie occorre dedicare alla tua attività. Negli ultimi anni vi è stato un boom di aperture di nuovi ristoranti e fast food ma come vedremo le attività che riescono ad andare avanti con successo sono, in proporzione, davvero poche.

Ti stai chiedendo come mai succede questo? Molti italiani sono erroneamente convinti che qualsiasi ristorante, in quanto tale, attiri per forza i clienti. L'inconsapevolezza di quanto difficile sia gestire un ristorante è tra gli errori più grandi (e più comuni) che possa fare un ristoratore: serve ben di più di una cucina, le materie prime necessarie ed un po' di personale per avere successo nella ristorazione.

Le caratteristiche essenziali per avere successo in questo campo sono ben chiare: passione, creatività, e spiccate capacità manageriali e amministrative.

L’improvvisazione e la superficialità non pagano ma, anzi, quasi sempre portano addirittura a fare pesanti debiti.

Come fornitori (con esperienza quarantennale nella ristorazione) sappiamo che la categoria tende (ma per fortuna non tutti!) a non calcolare i costi della propria attività, il che è del tutto inaccettabile. La gestione dei costi è importante sempre, in qualsiasi attività, per la salubrità del proprio business.

Oggi ti offriamo la possibilità di prendere in esame la gestione della tua attività attraverso alcune linee guida che ti indicheranno quali sono i costi da calcolare, come farlo e quali sono gli elementi da monitorare per provare a ridurre i costi e incrementare il fatturato del ristorante.

In particolare, nella nostra guida, troverai un approfondimento su: 

  • costi fissi
  • costi variabili
  • break even point

 

Buona lettura ;)

 

Biodegradabile e compostabile: qual'è la differenza?

Nel corso degli ultimi mesi, soprattutto per via dei nuovi regolamenti sulle shopper, sentiamo sempre più spesso parlare di compostabile e biodegradabile facendo però spesso confusione. In questo blog proviamo a fare un po’ di chiarezza: per quanto possano sembrarci uguali, questi due termini sono sostanzialmente diversi.

 

Biodegradabile e compostabile: è il tempo a far la differenza

Quando si parla di biodegradabile si fa riferimento ad un materiale che, come indicato dalle normative della comunità europea, si deve decomporre del 90% entro 6 mesi. Possiamo perciò affermare che non tutto ciò che è biodegradabile è automaticamente compostabile. Si definiscono biodegradabili tutti quei materiali che possono essere decomposti dai batteri, dagli agenti fisici, dalla luce del sole, dai composti chimici, dal metano e, addirittura, dall’anidride carbonica.

E per quanto riguarda i materiali compostabili? Si definisce compostabile (trasformabile in un concime naturale detto compost) tutto quello che, oltre ad avere tutte le caratteristiche di biodegradabilità, ha un processo di decomposizione che dura al massimo 3 mesi.

Sacchetto in mater-bi.

 

Quanto è importante conoscere le differenze tra biodegradabile e compostabile?

E’ essenziale. Al lavoro come a casa, quando ci ritroviamo alle prese con la raccolta differenziata (in questo caso con l’umido) è estremamente importante fare attenzione al sacchetto che si utilizza: le buste biodegradabili, non essendo compostabili, non devono mai essere smaltite con l’organico. Per la raccolta dell’umido occorre utilizzare sempre e solo sacchetti di bioplastica o sacchetti di carta.

Ti stai chiedendo dove smaltire le buste biodegradabili? Le puoi gettare nel bidone della plastica o, a seconda del comune, potresti doverle gettare direttamente nel cassonetto dell’indifferenziata.

 

Sfoglia questo breve ed interessante articolo di Novamont sulla filiera del compostaggio: